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Fashion Transparency Index: non restare in superficie!

di Zummy Team

Chissà se sei già partita per il mare… Forse sei già immersa nelle acque cristalline o forse sei ancora a casa, sognando fondali marini sorprendenti. In entrambi i casi, oggi vogliamo parlarti di due argomenti che restano in tema con trasparenza e profondità, ma che riguardano la moda. Hai mai sentito parlare del Fashion Transparency Index? È un report annuale che ha uno scopo importante: valutare quanto un marchio di moda sia trasparente e spingere anche noi consumatori ad andare oltre la superficie e ciò che si vede. Come si fa? Te lo pieghiamo qui, alla maniera di ZUMMY.

Cos’è e perché è nato il Fashion Transparency Index

Il Fashion Transparency Index (cliccando qui scopri i punteggi del report 2021) è un corposo studio arrivato alla sua sesta edizione, che prende a campione 250 marchi tra i più celebri. Attraverso questionari e dati resi pubblici dai brand stessi, vengono raccolte informazioni riguardo l’impatto ambientale e sociale della filiera di ognuno. Non è un lavoro facile: vengono presi in considerazione oltre 200 indicatori (per esempio, l’uso di sostanze chimiche, l’impatto sulla biodiversità, la gestione dei rifiuti, le fonti energetiche, il benessere animale, la parità di genere, lo sfruttamento, le libertà sindacali, le retribuzioni…).

Ma anche i fornitori e gli impegni che ogni azienda si assume rispetto al futuro vengono valutati con questi stessi criteri. In base ai dati, viene stilata una classifica. Di tutto questo immane lavoro si occupa Fashion Revolution, il movimento no-profit più grande del mondo che, fondato da Carry Somers e Orsola De Castro nel 2013 dopo il disastro del Rana Plaza in Bangladesh, da allora si è fatto portavoce di tante campagne per riformare il sistema moda, soprattutto attraverso trasparenza e tracciabilità. Perché proprio questi due valori?

Fashion Transparency Index: quando non basta un’etichetta

“Trasparenza” e “tracciabilità” sono due termini fortemente connessi alla sostenibilità. Non riguardano solo le aziende ma identificano la base essenziale dello shopping consapevole. Pertanto, sono informazioni che ognuno di noi ha il diritto di conoscere e il dovere di richiedere. Se ci teniamo a rifornire il nostro guardaroba di capi che sposino la nostra etica, abbiamo bisogno di conoscere l’impatto economico e sociale di tutte le tappe che una maglietta, un paio di jeans o un vestito attraversano prima di arrivare tra le nostre mani.

Da qui, capisci che non è sufficiente una semplice etichetta con scritto “Made in…”: è necessario che, di questi stessi capi, venga tracciato ogni singolo passaggio della filiera. Solo così è possibile permettere ai consumatori di comprendere cosa c’è davvero dietro a ogni acquisto e quale impatto genera la nostra scelta.

Per un brand, essere trasparente significa giocare a carte scoperte, non avere segreti o scheletri nell’armadio, rendere pubbliche le informazioni che riguardano tutta la sua catena produttiva. È anche un incentivo ad aumentare la propria tracciabilità e a fare attenzione agli anelli più carenti della propria catena. In questo modo è possibile migliorarli e trasformarli in punti di forza.

Transparency Index
Transparency Index

C’è ancora molta strada da fare

Il progresso verso la trasparenza è evidente, ma c’è ancora molto da fare perché i brand di moda provvedano a fornire dati credibili e completi. Quando i marchi rivelano pubblicamente le informazioni, chiunque (anche tu!) può esaminare le loro politiche, ritenerli responsabili delle loro affermazioni, sostenere un cambiamento positivo. I dati divulgati permetterebbero a chi acquista di prendere decisioni migliori, ai sindacati e alle ONG di aiutare i marchi a migliorarsi sia per i loro lavoratori che per il pianeta, e a ogni attore mappato nella filiera di avanzare verso ulteriori progressi.

La trasparenza è la prima mossa concreta verso il cambiamento e la sostenibilità. Purtroppo l’industria della moda continua a essere troppo lenta a fornire dettagli sulle sue pratiche etiche. Pensa che dal Fashion Transparency Index 2021 emerge che quasi tutti i più grandi nomi (circa il 99%!) non rivelano ancora quanti lavoratori, nella loro catena di approvvigionamento, ricevono un salario minimo dignitoso.

Allo stesso modo, una percentuale molto bassa di marchi (il 18%) ha rivelato la quantità utilizzata di tessuti derivati da combustibili fossili. O, ancora, solo il 3% ha reso pubblico il numero dei lavoratori licenziati a causa della pandemia.

Non restare in superficie: non conviene a nessuno

Hai capito, allora, perché abbiamo parlato anche di “profondità”? Non è utile a nessuno essere superficiale, non approfondire, non cercare. Più il livello della catena produttiva arriva in profondità, più si rende visibile in quali condizioni lavorano le persone coinvolte. Purtroppo, a otto anni dal collasso di Rana Plaza, l’industria della moda globale è ancora piena di violazioni dei diritti umani e degrado ambientale. Le catene di approvvigionamento rimangono complesse, frammentate, deregolamentate e opache. La loro mancanza di visibilità può consentire lo sfruttamento di condizioni di lavoro non sicure e danni ambientali.

Invece, una maggiore trasparenza consente ai difensori dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente di identificare, segnalare e riparare i sospetti abusi e aiuta i marchi e i rivenditori a monitorare e gestire meglio i rischi sociali, ambientali e di governance che possono influire sulla loro attività (e sul loro successo).

Transparency Index
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Serve coraggio: tutti insieme ce la faremo!

Certo, non è detto che un marchio trasparente si comporti in modo ineccepibile, ma è molto probabile che tracciabilità ed etica vadano di pari passo, soprattutto in questo periodo storico in cui l’attenzione verso l’ambiente e verso il sociale sono valori sempre più apprezzati e cercati dal pubblico. Oggi la differenza la fanno quei brand (come ZUMMY!) che hanno il coraggio di dire da dove viene un capo, chi lo ha fatto, quali materie prime sono state usate. E’ così anche per te, vero?

La trasparenza è alla base della sostenibilità: senza trasparenza, realizzare un’industria della moda responsabile ed equa sarà quasi impossibile. Non serve a nessuno accontentarsi, tanto meno al nostro pianeta che, senza una rivoluzione vera riguardante le pratiche sostenibili, le emissioni di carbonio, i rifiuti tessili o i diritti dei lavoratori, non riuscirà a sopravvivere e a evolvere nel migliore dei modi. E noi con lui.

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